L’IVA sugli alimenti in Italia nel 2026 ha quattro scaglioni: il 4 % per pane, pasta, latte fresco, burro, formaggi, frutta, verdura e olio d’oliva; il 5 % per i tartufi freschi e alcune erbe aromatiche fresche; il 10 % per carne, pesce, uova, yogurt, zucchero, prodotti di pasticceria e il cibo servito in bar e ristoranti; e il 22 %, l’aliquota ordinaria, per ciò che non figura in nessuno di questi elenchi, come vino, caffè tostato, birra o acqua minerale.
Gli elenchi sono nella tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 633/1972: la parte II è il 4 %, la parte II-bis il 5 % e la parte III il 10 % (articolo 16). Questo testo è in vigore fino al 31 dicembre 2026; dal 1º gennaio 2027 lo sostituisce il testo unico dell’IVA (decreto legislativo 10/2026), che mantiene le quattro aliquote e rinumera gli elenchi. Le aliquote generali e i comuni che restano fuori dall’IVA italiana sono nella nostra scheda su IVA in Italia nel 2026; qui trovi il dettaglio alimento per alimento.
Quale IVA si applica a ciascun alimento in Italia
| Alimento o servizio | IVA | Tabella A (DPR 633/1972) |
|---|---|---|
| Pane e altri prodotti di panetteria ordinaria, senza zucchero, miele, uovo o formaggio aggiunti | 4 % | parte II, n. 15 |
| Pasta alimentare, cracker e fette biscottate | 4 % | parte II, n. 15 |
| Farine e semole di grano, mais e segale | 4 % | parte II, n. 10 |
| Latte fresco non concentrato né zuccherato, confezionato per la vendita al dettaglio e pastorizzato o trattato secondo la normativa sanitaria | 4 % | parte II, n. 3 |
| Burro e formaggi (burro, formaggi e latticini) | 4 % | parte II, n. 4 |
| Ortaggi freschi, refrigerati, secchi, cotti o congelati, tranne i tartufi | 4 % | parte II, n. 5 e 6 |
| Legumi secchi | 4 % | parte II, n. 7 |
| Frutta fresca o secca, e quella cotta o congelata senza zuccheri aggiunti | 4 % | parte II, n. 8 |
| Olio d’oliva e oli vegetali alimentari; margarina | 4 % | parte II, n. 13 e 14 |
| Pomodori pelati e conserve di pomodoro | 4 % | parte II, n. 16 |
| Pasti nelle mense aziendali, scolastiche e per persone indigenti | 4 % | parte II, n. 37 |
| Basilico, rosmarino e salvia freschi; origano in rametti o sgranato | 5 % | parte II-bis, n. 1-bis |
| Tartufi freschi o refrigerati | 5 % | parte II-bis, n. 1-quater |
| Carne fresca, congelata, salata, secca o affumicata; insaccati e conserve di carne, escluse quelle di fegato d’oca o d’anatra e quelle di selvaggina | 10 % | parte III, n. 3 a 6, 55 e 56 |
| Pesce fresco o congelato; crostacei e molluschi salvo astice, aragosta e ostriche; conserve di pesce salvo il caviale | 10 % | parte III, n. 10-bis e 58 |
| Uova | 10 % | parte III, n. 14 |
| Yogurt, kefir e latti fermentati; latte conservato, concentrato o zuccherato; panna | 10 % | parte III, n. 11 a 13 |
| Miele e zucchero | 10 % | parte III, n. 16 e 59 |
| Caramelle e cioccolato in confezione ordinaria (carta, cartone, plastica, latta, alluminio o vetro comune) | 10 % | parte III, n. 62 e 64 |
| Prodotti di pasticceria, dolci e biscotti; cereali da colazione soffiati o tostati | 10 % | parte III, n. 67 e 68 |
| Conserve vegetali, marmellate e frutta candita | 10 % | parte III, n. 69 a 74 |
| Tè, mate e spezie; caffè solubile ed estratti di caffè | 10 % | parte III, n. 24, 25 e 76 |
| Salse, zuppe e brodi preparati; altre preparazioni alimentari, compresi gli integratori alimentari della voce 2106 | 10 % | parte III, n. 78 e 80 |
| Cibo e bevande serviti in bar, ristoranti, catering o distributori automatici | 10 % | parte III, n. 121 |
| Vino | 22 % | non figura negli elenchi delle aliquote ridotte |
| Birra e acqua minerale | 22 % | fuori dalle aliquote ridotte ai sensi dell’art. 5.3 del decreto-legge 261/1990 |
| Caffè tostato, in grani o macinato | 22 % | non figura negli elenchi (solo gli estratti) |
| Cioccolato e caramelle in confezione di lusso | 22 % | fuori dalla parte III, n. 62 e 64 |
| Astice, aragosta, ostriche e caviale | 22 % | esclusi dalla parte III, n. 10-bis e 58 |
| Cibo per cani e gatti confezionato per la vendita al dettaglio | 22 % | escluso dalla parte III, n. 91 |
Aliquote verificate il 17 settembre 2026 contro l’articolo 16 e la tabella A del DPR 633/1972 nel testo vigente, l’articolo 5.3 del decreto-legge 261/1990 e gli articoli 34, 35 e 171 del decreto legislativo 10/2026, tutti su normattiva.it, e contro la banca dati TEDB della Commissione Europea. La scheda dell’Agenzia delle Entrate rimanda a questi stessi elenchi.
Per la birra e l’acqua minerale, una precisazione sulle fonti: il decreto-legge del 1990 le esclude dalle aliquote ridotte, la TEDB indica che si applica l’aliquota ordinaria e il testo unico che sarà in vigore dal 2027 lo dice espressamente nel suo articolo 35.
Tre domande per classificare un alimento in Italia:
- È nella parte II della tabella A? Allora va al 4 %.
- Se no, è nella parte II-bis o nella parte III? Allora va al 5 % o al 10 %.
- Se non è in nessuna, o la legge lo esclude espressamente, va al 22 %.
Bar e ristoranti: il 10 %, anche per il vino servito
In Italia il cibo e le bevande serviti — le somministrazioni di alimenti e bevande — vanno al 10 %, anche quando sono serviti tramite distributori automatici o in contratti di catering. La norma non distingue ciò che viene servito: il vino al tavolo va al 10 %, anche se la stessa bottiglia in negozio va al 22 %. Le mense aziendali, scolastiche e per persone indigenti scendono al 4 %.
Ciò che il cliente compra da asporto è la vendita di un prodotto con la sua propria aliquota: una bottiglia di vino o un pacco di birre vanno al 22 %, e i prodotti di pasticceria al 10 %. Se gestisci un locale in Italia che combina consumo sul posto e vendita da asporto, verifica con un consulente italiano come separare le righe dello scontrino.
I casi che generano più dubbi
Pane: l’uovo o lo zucchero cambiano tutto
Il 4 % è per il pane e la panetteria ordinaria senza zucchero, miele, uovo o formaggio aggiunti. Non appena contiene uno di questi ingredienti diventa panetteria fine, pasticceria o biscotteria, e va al 10 %.
Latte e yogurt: al contrario che in Spagna
Il latte fresco va al 4 % solo se soddisfa tutte le condizioni: non concentrato né zuccherato, confezionato per la vendita al dettaglio e pastorizzato o trattato secondo la normativa sanitaria. Il latte conservato, concentrato o zuccherato va al 10 %, così come lo yogurt e il kefir. In Spagna, invece, il latte fermentato è al 4 % da dicembre 2024.
Cioccolato e caramelle: conta la confezione
Vanno al 10 % solo in confezioni ordinarie: carta, cartone, plastica, latta, alluminio o vetro comune. La confezione regalo o quella di lusso li esclude dall’elenco e li porta al 22 %. I prodotti di pasticceria, i dolci e i biscotti, invece, vanno al 10 % senza vincoli di confezione.
Caffè e tè
Il tè, il mate e le spezie vanno al 10 %, e anche gli estratti e le essenze di caffè, cioè il caffè solubile. Il caffè tostato, in grani o macinato, non compare in nessun elenco e va al 22 %.
Frutti di mare di lusso e caviale
I crostacei e i molluschi vanno al 10 %, con tre eccezioni nominate espressamente: l’astice, l’aragosta e le ostriche. Anche le conserve di pesce vanno al 10 %, salvo il caviale e i suoi surrogati. Le eccezioni vanno al 22 %.
Tartufi: freschi al 5 %, conservati al 10 %
I tartufi freschi o refrigerati vanno al 5 %. Quelli congelati, secchi o conservati in salamoia, non preparati per il consumo immediato, vanno al 10 %.
Olive in salamoia
Qui le fonti non coincidono. La TEDB della Commissione Europea le include nel 4 % insieme ai pomodori in conserva, e allo stesso tempo le ripete nel 10 % tra gli ortaggi preparati. Il testo vigente del decreto del 1972 pone al 4 % solo i pomodori pelati e le conserve di pomodoro. Il testo unico che si applicherà dal 2027 nomina espressamente le «olive in salamoia» nel 4 %. Se vendi olive in Italia nel 2026, conferma l’aliquota con un consulente italiano.
Cibo per animali domestici
Il cibo per cani e gatti confezionato per la vendita al dettaglio è espressamente escluso dal 10 % e va al 22 %. In Spagna lo stesso sacco di mangime va al 10 %.
Vendere alimenti dalla Spagna a clienti in Italia
Un negozio spagnolo che spedisce cibo a privati italiani applica l’IVA spagnola finché le sue vendite a distanza a consumatori di altri paesi UE — sommate tutte — non superano 10.000 € all’anno. Oltre tale soglia, applica l’IVA italiana corrispondente a ciascun alimento e la dichiara tramite lo sportello unico (OSS), come spiega la Commissione Europea. Lo spieghiamo in la soglia di 10.000 € nelle vendite a distanza.
Il problema è che lo stesso prodotto non appartiene allo stesso gruppo nei due paesi:
| Prodotto | IVA in Spagna | IVA in Italia |
|---|---|---|
| Pane senza zucchero, miele, uovo o formaggio | 4 % | 4 % |
| Pasta senza ripieno | 10 % | 4 % |
| Latte fresco | 4 % | 4 % |
| Burro | 10 % | 4 % |
| Formaggi | 4 % | 4 % |
| Uova | 4 % | 10 % |
| Olio d’oliva | 4 % | 4 % |
| Olio di girasole | 10 % | 4 % |
| Carne e insaccati | 10 % | 10 % |
| Cioccolato in confezione ordinaria | 10 % | 10 % (22 % in confezione di lusso) |
| Caffè tostato | 10 % | 22 % |
| Acqua minerale | 10 % | 22 % |
| Birra | 21 % | 22 % |
| Vino | 21 % | 22 % |
| Cibo per cani e gatti | 10 % | 22 % |
| Cibo servito in un ristorante | 10 % | 10 % |
Aliquote spagnole verificate lo stesso giorno contro l’articolo 91 della Legge 37/1992 (boe.es) e il documento «Tipos impositivos en el IVA 2026» dell’Agencia Tributaria spagnola.
Tre cose in più prima di spedire il primo pacco:
- Vino e birra: contano come vendite a distanza ai fini dell’IVA, ma le accise sull’alcol del paese di destinazione seguono un canale proprio; lo sportello unico copre solo l’IVA.
- Clienti aziendali: se vendi a un ristorante o a un negozio italiano con partita IVA valida e la merce parte dalla Spagna, la cessione intracomunitaria è esente e il cliente assolve l’IVA in Italia. Verifica prima il numero con il controllore della partita IVA in VIES.
- Livigno e Campione d’Italia: sono in Italia, ma fuori dal territorio IVA, come prevede anche l’articolo 3 della Legge 37/1992. Una spedizione lì non si dichiara tramite lo sportello unico; lo spieghiamo nella scheda su IVA in Italia.
Come configurarlo in WooCommerce
Con classi d’imposta «generale, ridotta e super-ridotta» e un’aliquota per paese non basta: la pasta, ridotta in Spagna, è super-ridotta in Italia, e le uova sono l’opposto. La soluzione è creare classi proprie per i gruppi di alimenti che cambiano aliquota tra i paesi in cui vendi, con l’aliquota di ciascuna destinazione, e assegnarle prodotto per prodotto. Per un controllo rapido, il calcolatore IVA UE ti dice quale aliquota e quale imposta applicare in base al paese del cliente, se è un’azienda o un privato e al tipo di prodotto; per un alimento specifico, confronta il risultato con la tabella di questo articolo.
Vendi alimenti in Italia dal tuo WooCommerce?
Quando si applica l’IVA di destinazione, EHERO Woo VAT applica l’aliquota di ciascun paese in base alla classe d’imposta del prodotto (generale, ridotta o super-ridotta) e rispetta le classi personalizzate che crei per gli alimenti che cambiano aliquota tra i paesi. Inoltre controlla la soglia di 10.000 €, valida la partita IVA in VIES durante il checkout e prepara il report OSS per paese.
Domande frequenti
Quale IVA hanno gli alimenti in Italia nel 2026?
Dipende dall’alimento: 4 % per pane, pasta, latte fresco, burro, formaggi, frutta, verdura e olio d’oliva; 5 % per i tartufi freschi e alcune erbe aromatiche fresche; 10 % per carne, pesce, uova, yogurt, zucchero e prodotti di pasticceria; e 22 % per vino, birra, acqua minerale e caffè tostato.
Quale IVA ha la pasta in Italia?
Il 4 %: la pasta alimentare è nella parte II della tabella A. Attenzione alla pasta ripiena: la TEDB della Commissione Europea la classifica al 10 %, tra le preparazioni alimentari, quindi se vendi ravioli o tortellini conferma l’aliquota.
Quale IVA ha il vino in Italia?
Il 22 % quando è venduto come prodotto, perché non figura in nessun elenco di aliquote ridotte. Servito in un bar o in un ristorante fa parte della somministrazione e va al 10 %.
Quanta IVA si paga in un ristorante in Italia?
Il 10 %, bevande incluse. Le mense aziendali, scolastiche e per persone indigenti vanno al 4 %.
Quale IVA ha la birra in Italia?
L’aliquota ordinaria del 22 %, come l’acqua minerale. In Spagna la birra va al 21 % e l’acqua minerale al 10 %.
L’IVA degli alimenti in Italia cambia nel 2027?
Le aliquote non cambiano: il testo unico applicato dal 1º gennaio 2027 mantiene il 4 %, il 5 %, il 10 % e il 22 %. Cambia la numerazione: il 5 % passa alla parte III della sua tabella A e il 10 % alla parte IV. E le olive in salamoia compaiono espressamente nel 4 %.
Continua qui
- IVA in Italia nel 2026: le quattro aliquote e Livigno e Campione d’Italia
- IVA in Spagna nel 2026: le tre aliquote spagnole e il caso delle Canarie
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